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Pianeta adolescenza

 

​Riporto con orgoglio qui di seguito l'articolo di una allieva della Scuola Media Ungaretti di Prata di Pordenone, Lisa Dotta di 3^C. Brava Lisa!

 

A seguito di alcuni episodi accaduti nella nostra scuola, noi ragazzi delle medie di Prata abbiamo avuto la possibilità di riflettere, assieme al professor Matteo Maria Giordano e alla dottoressa Paola Alborghetti, su quanto ciò che ci viene fornito dai social possa influenzarci, e su quale sia l’uso che noi ragazzi facciamo delle moderne tecnologie.

 

Con una brevissima indagine, abbiamo constatato che quasi tutti gli alunni della nostra scuola possiedono uno smartphone, e almeno la metà di noi dispone di un portatile, di un tablet o di un televisore direttamente in camera. Dato normale, che non desta nessuna preoccupazione… apparentemente. In realtà, come tutti ben sappiamo, la rete e la televisione sono pozzi colmi di “spazzatura”: non serve cercare molto per trovarsi di fronte a scene di violenza gratuita, uso di droghe, uccisioni e pornografia. Tutto ciò sembra lontano anni luce da noi, dalle nostre sicure atmosfere familiari, e dai nostri cellulari, che al massimo possono contenere un giochino di automobili. Ecco, diciamo che… non è così. Non è così perché un qualsiasi contenuto può entrare liberamente nei dispositivi, e rimanerci anche mesi senza che noi ce ne accorgiamo: quante volte, anche solo dopo un’ora in cui siamo stati lontani dal cellulare, abbiamo trovato anche un migliaio di notifiche, dai messaggi Whatsapp ai post di Facebook e Instagram? Quante volte, troppo pigri per controllarli uno ad uno, ci siamo limitati a scorrerli, in modo da farli risultare letti? Tante, troppe volte. Ma l’aspetto peggiore è che noi non sappiamo cosa possa esserci nei messaggi che abbiamo scaricato senza controllare. Nei famosi gruppi whatsapp, dove tutti sono liberi di scrivere ciò che vogliono, potrebbero esserci messaggi di ogni tipo: dalle disposizioni per darsi appuntamento, agli insulti; dai coniglietti ballerini a video di contenuto proibito dalla legge. E noi, proprietari del cellulare, potremmo venire imputati per questo: possesso di materiale illegale, diffamazione,… Siete ancora tranquilli, soprattutto sapendo che tutto questo può trovarsi nei cellulari dei vostri figli, registrati a nome dei genitori?

 

Ma c’è dell’altro. Prendiamo ancora i videogiochi. Simulazioni estremamente realiste, in cui si può diventare pilota di un’auto, o soldato, assassino, anche spacciatore; basta accendere la console e inserire il disco per entrare in un’altra realtà, dove le vite sono infinite e la polizia non ti prende mai. Finché il giocatore si rende conto di questo, ovvero che si tratta di una messinscena, una finzione che non può esistere nel mondo reale, allora non c’è da preoccuparsi. Ma quando questa realtà entra nelle mani di ragazzini incoscienti di come, seppur digitalmente, stanno agendo, la situazione diventa pericolosa.

 

Mi chiedo: cosa succederebbe, se i cittadini di domani passassero la propria infanzia ad andare a prostitute sui videogiochi? Se la visione della guerra dei cittadini di domani fosse di un gioco in cui non si muore mai? Personalmente, non mi va di immaginare.

 

Ora vi starete chiedendo: esiste un modo per impedire tutto ciò? Questo “contenuto aggiuntivo” alla montagna di prospettive catastrofiche per il futuro? Ebbene, sì. Si chiamano “regole”. Regole per limitare l’uso del cellulare, regole per stabilire quale videogioco puoi comprare e quale no, regole per decidere con quali amici puoi vederti e quali no. E ci vuole fantasia, per delle regole che funzionino: trovare un’alternativa a questa tecno-dipendenza, un giro in bicicletta, un hobby. Controllare maggiormente i cellulari dei propri figli: valutare se ciò che ci si scrive, “tra amici”, possa essere pericoloso o meno. Va bene darci fiducia, ma siete pur sempre genitori, e i genitori devono proteggere i propri figli dalla convinzione di essere immortali e intoccabili. Dal diventare fantocci che eseguono, senza riflettere, tutto ciò che vedono fare in rete solo perché va di moda: impedire che i passatempi tra amici possano diventare l’esecuzione di pratiche come lo svenimento indotto, che è estremamente pericoloso in quanto può provocare epilessia o ictus. I genitori devono proteggere i propri figli dal diventare adulti senza senso della misura, della responsabilità e soprattutto del sacrificio.

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