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Scusi...qui c'è bullismo?

 

Di recente mi è capitato di vivere dal di dentro l’esperienza della "scuola aperta" di uno dei miei figli: sapete quell’iniziativa per cui in alcuni weekend dell’anno scolastico le scuole restano aperte per permettere a chi deve iscriversi l’anno successivo di conoscere più da vicino gli ambienti, le attività didattiche, l’atmosfera che si respira fra le mura di quel plesso? Ecco quella.

A noi genitori è stato chiesto di partecipare in veste di “ciceroni”, per presentare non solo alcuni aspetti della scuola ma anche per testimoniare la nostra personale esperienza.

Sapete qual è stata la domanda che ci siamo sentiti rivolgere più spesso? “Ma qui c’è il bullismo?”: come se si trattasse di una lavagna multimediale, dell’impianto di riscaldamento, di un progetto del piano di offerta formativa, del laboratorio di chimica e non piuttosto di un fenomeno dilagante ovunque nella nostra società.

La percezione dei genitori è che il bullismo sia una sorta di elemento presente nelle scuole al pari di qualsiasi altra infrastruttura e che esistano semplicemente degli istituti che ce l’hanno e altri che ne sono sprovvisti.

Dovremmo forse cominciare a meditare sul fatto che se questo malessere serpeggia nelle scuole è perché altro non è se non il riflesso di una società che si comporta così.

Guardate un talk show in televisione, un dibattito politico: i toni sono sempre al di sopra del buonsenso. Non ci si confronta più, non ci si ascolta più. L’unica cosa che conta è distruggere l’avversario o chi la pensa nel modo opposto, senza mettersi mai in discussione.

Entrate nei luoghi di lavoro, fatevi un giro sui social media, provate a confrontarvi con qualche sportello a cui chiedete informazioni: il bullismo è sempre in agguato, dietro l’angolo, sotto forma di maleducazione, di prevaricazione, di pregiudizio, di sfiducia, di indifferenza, di pressapochismo.

Fatevi un giro al parco e sentite come certi genitori apostrofano i propri figli; e come certi figli si rivolgono agli adulti: l’altro giorno a mia moglie è capitato di ricevere una rispostaccia da un adolescente in presenza di sua madre, la quale non ha proferito parola…ed è stata mia moglie a doverlo redarguire e a richiedere rispetto nella più totale indifferenza della genitrice che assisteva alla scena.

Viviamo in contesti dove tutti banalizzano e “bullizzano” e questo forse succede perché si è persa la fiducia nell’altro, che sta sempre lì per fregarci, mai per allearsi con noi in vista di un bene comune più grande.

Alleanza: questa è la parola d’ordine, la ricetta magica, l’ancora di salvezza. Non ci sono altre vie. Non auspichiamo un futuro migliore, senza videogame violenti o telefonini sempre più smart: il progresso andrà avanti, la tecnologia migliorerà, saremo sempre più tasselli di un villaggio globale in cui conteranno principalmente l’aspetto economico e quello commerciale. Non potrà esserci un futuro migliore senza ripristinare quelle alleanze che fino a trent’anni fa erano date per scontate e che oggi invece si sono perse, in primis tra famiglie e famiglie e tra famiglie e scuola.

E allora quando andiamo a "scuola aperta", andiamoci con l'idea di trovare una dimensione in cui poter coltivare questo comune sentire. Entriamo in un luogo dove non dobbiamo preoccuparci di chi sarà la colpa, se succede qualcosa, ma contribuiamo fattivamente perchè quel qualcosa non succeda proprio e la scuola sia l'ambiente più sicuro e più adatto ai nostri figli: non perchè ci sono gli estintori e le uscite di sicurezza ma perchè la società di cui quella scuola è specchio sta cominciando a guarire.

 

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