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Che storia!

 

In questi giorni di feroce campagna elettorale non posso fare a meno di notare lo smarrimento degli studenti più grandi...smarrimento che spesso sfocia nel più totale menefreghismo. Difficile dargli torto, dato che anche noi adulti navighiamo in acque piuttosto incerte rispetto al nostrano panorama elettorale.

C'è però un dato sul quale riflettere, secondo me. Da educatore e ancor più da padre di tre figli, non posso non notare che in 35 anni (tanti ne sono trascorsi ahimè dalla mia prima media) il programma di Storia a scuola non è cambiato. E quindi mi domando: se non insegniamo a questi ragazzi quanto è successo negli ultimi 150 anni, prediligendo invece eventi di secoli e secoli fa (seppur importanti!) come faranno a comprendere ed interpretare il mondo in cui vivono? Non sarebbe opportuno perdere un po' meno tempo scolastico sulle civiltà primitive (soprattutto nella Secondaria di Secondo Grado) e prediligere gli eventi che ci hanno portato dove siamo?

Se non conoscono i grandi conflitti bellici e sociali dell'ultimo secolo, le ideologie sulle quali per anni il mondo si è diviso, come potranno farsi un'idea meno confusa del mondo che vogliono costruire?

E non mi riferisco solo alle due Guerre Mondiali , ma anche a quella Fredda, a quella del Vietnam, a quella del Golfo, al conflitto arabo-israeliano, alle pagine di terrorismo nazionale ed internazionale (solo per citarne alcuni)...possono davvero bastare le, seppur lodevolissime, Giornate della Memoria e del Ricordo?

A proposito di questo, permettetemi una piccola divagazione sul tema: durante l'ultima Giornata della Memoria, mentre le scuole della città erano coinvolte in un concerto per ricordare la Shoah, un genitore è venuto a prelevare i pargoli per portarli ad incontrare "Sfera ebbasta", noto rapper italiano che firmava autografi a un'ora da lì. Fine della divagazione.

Non posso non domandarmi se dietro a questo immobilismo storiografico non ci sia in fondo una volontà precisa di mantenere le nuove generazioni più "ignoranti" e quindi più governabili ed influenzabili. 

Ai posteri l'ardua sentenza.

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